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Ho la coda di paglia

Oggi e’ una giornata di quelle no. Quelle che gia’ appena sveglia vorresti che fossero gia’ finite.

Ho una riunione di lavoro nel tardo pomeriggio, proprio una gran rottura di palle, anche perche’ significa arrivare tardi a casa, con tutto da fare.

Mi sono rovesciata il caffellatte sui jeans , innaffiando anche il pigiama di mia figlia, buona parte della tovaglia pulita, la sedia e il pavimento. Mi era comunque rimasta mezza tazza da bere. Ho una tazza molto capiente, la mattina ho fame.

Quindi mi sono dovuta ri-lavare, ri-vestire, pulire. E avevo frettissima, che stamani toccava a me portare le bimbe  a scuola. Ti pare.

Poi, piove. Che di per se e’ fastidioso, e sopratutto fa aumentare il traffico.

Sono arrivata tardi a lavoro e ho un sacco da fare e quindi corro. E faccio tre cose insieme, e infatti ho rotto una roba di vetro mentre trafficavo. Niente, non mi sono nemmeno tagliata, pero’ ho dovuto pulire (e due).

Sono solo le undici del mattino. Devo arrivare alla riunione con un livello di ansia gestibile, che quando devo parlare in pubblico (e in inglese) vado in paranoia dal giorno prima. Soprattutto se devo rendere conto di quel che ho fatto. Perche’ in ogni caso mi sembra sempre troppo poco, o mediocre, o incompleto.

Anche se non e’ cosi’, anche se ho fatto un buon lavoro. Ho la coda di paglia.

Perche’ IO SO.

Io so che questo lavoro non mi piace piu’, che lo faccio controvoglia, che non lo faccio al meglio.

In realta’ lavoro (quasi) come prima, lavoro bene,  sono piu’ produttiva di molte persone qui dentro.

Ma io so e, anche se nessuno si e’ mai lamentato (finora) del mio rendimento, se ne accorgeranno anche loro.

C’e’ chi mi dice che non devo essere troppo severa con me stessa. Non ci riesco.

Mi hanno insegnato a fare il mio dovere sempre, a cercare di fare il meglio.

E poi e’ una questione di rispetto.

Rispetto per chi questo lavoro lo fa bene davvero, e chi lo vorrebbe fare ma non puo’ perche’ non lo assumono.

E rispetto per me stessa, perche’ mi sento falsa a fare qualcosa che non mi piace. E’ come stare con qualcuno che non ami piu’ senza dirglielo. Magari non lo tradisci, ma sei sleale lo stesso.

Fare un lavoro che non piace e’ pesantissimo. Il tempo non passa mai, e ti sembra di rubare tempo a tutto il resto: alla famiglia, a te stessa, a quello che ami.

Ma gli altri come fanno? Davvero non c’e’ soluzione?

La verita’ e’ che sono una vigliacca .

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Riflessioni strettamente personali e quotidiane su figli, uomini, musica, danza, teatro, ecologia, psicologia, letteratura, arte, giochi e tante altre diavolerie a cui nessuna donna dovrebbe mai rinunciare

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