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Non è un lavoro per mamme

Sono una strega, o un gufo, è lo stesso. O più semplicemente so fare autocritica.

Quello che temevo e ho scritto due giorni fa si è avverato (anche se il termine avverato stona, vorrei riferirlo ad un desiderio bello, non a un avvenimento negativo).

E’ accaduto, se ne sono accorti. Oggi il capo mi ha chiamato nel suo ufficio per esprimere il suo “scontento” riguardo alla mia produttività dell’ultima settimana.

Capito? Di una sola settimana. Dice che ha confrontato con gli altri del team e sa che io posso fare di più.

Questa cazzo di frase mi perseguita da quando ero alle medie:” la bimba può fare di più, signora”, diceva la prof di italiano a mia madre.

Quello che mi ferisce è che, se in parte il capo ha ragione, non è comunque leale giudicarmi in base al lavoro di una singola settimana. Dopo otto anni di lavoro in cui ho sempre, sempre fatto il mio dovere e anche qualcosa di più. Dopo aver sempre ignorato le mie, di richieste-e non ho mai chiesto un aumento, mai.

Mi ferisce soprattutto  il confronto con gli altri. Perchè lì dentro io sono l’unica mamma.

L’unica mamma su quaranta persone, di cui quattordici donne. L’unica che non può permettersi di rimanere sempre oltre le cinque (e anche se potessi non voglio).

Se voglio avere gli standard degli altri (anzi, di quelli bravi) devo fare in otto ore quello che loro fanno in nove, dieci ore. Il fatto è che non mi importa più di essere brava, non ho più ambizioni in questo lavoro, voglio solo fare il mio dovere senza troppo stress e poi andare a casa, dalle mie figlie.

Probabilmente dovrei cambiare lavoro, lo so. Ci sto pensando seriamente.

Ma è amaro constatare la fine di un percorso, è triste pensare che non ci siano vie di mezzo,  che la scelta sia tra mollare o farsi sfruttare, e ringrazia che hai un lavoro che c’è la crisi.

Io sono consapevole che avere il lavoro è una fortuna oggi, e non pretendo che nessuno mi regali nulla.

Faccio il mio dovere, porcamiseria, ma ingoio, ingoio, e non riesco a mandar giù altro che bile.

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  1. Ti capisco. Vorrei dirti tante cose. Per ora ti seguo. Paola

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  2. Ti capisco anche io… e anche a me è capitato che il capo facesse notare che in un certo periodo ero meno “produttiva” del solito. Mi sono passate per la testa mille milioni di cose (Ho lavorato per due mesi come un mulo e ora che tiro il respiro per un NANOSECONDO mi rompi pure le scatole?) Poi però ho riflettuto a mente fredda e ho pensato che in fondo aveva ragione (a volte anche ai capi capita), che effettivamente mi ero rilassata un pò, che comunque ne avevo diritto, e che mi sarei rimessa in carreggiata. Però con i miei tempi (considerando la figliolanza e tutto il resto, situazione simile alla tua)! Comunque, tutto questo pistolotto per dire che a volte è incredibile leggere per caso un blog e trovare una situazione simile alla tua…. forse perchè siamo in tante a viverla. Quindi, se non altro, massima solidarietà! E ora scappo che ho una riunione e non vorrei essere tacciata di poca produttività ancora 🙂

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    • Grazie Giulia, in effetti siamo in tante…e anche io ho pensato a mente fredda che in fondo un po’ di ragione il mio capo ce l’ha (del resto nel post precedente dico di essere consapevole di non stare facendo il massimo). La cosa che faccio fatica ad accettare è il confronto con altri che hanno situazioni completamente diverse dalla mia. Per carattere sono una perfezionista e vorrei fare sempre tutto al meglio, ma è oggettivamente molto difficile che io riesca a svolgere la stessa mole di lavoro di un altro che ha più tempo di me; il risultato è la competizione, che odio e che mi genera uno stress incredibile, e la frustrazione che ne consegue. Ad ogni modo, ci sto lavorando. 😉

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Riflessioni strettamente personali e quotidiane su figli, uomini, musica, danza, teatro, ecologia, psicologia, letteratura, arte, giochi e tante altre diavolerie a cui nessuna donna dovrebbe mai rinunciare

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