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Nonni ‘fuori sede’

Questo è il secondo weekend consecutivo che passo in casa. Il secondo weekend con un clima primaverile. Per la legge di murphy applicata ai figli, stavolta la febbre è venuta alla nana bionda. Niente di che tra l’altro, solo un 37.5 misto a tosse e mocci vari.

Comunque, per qualche strano motivo ancora non mi sono prese le convulsioni, anzi, ieri sono stata (testuale, detto dal mio terzo figlio, quello di anni trentasei con cui divido il letto) la “mamma perfetta”, non mi sono arrabbiata mai e le bimbe infatti sono state brave (che potrebbe anche essere interpretato come  ‘quando fanno i capricci la colpa è tua che trasmetti nervosismo’).

Ad ogni modo, pur essendo lievemente stupita di questo mio stato d’animo quasi zen, non posso fare a meno di concludere che deve essere dovuto alla rassegnazione. Sentimento di cui credevo di essere incapace, invece si vede che sto proprio invecchiando.

Rassegnazione che però non mi impedisce di pensare a come sarebbe se.

Soprattutto se avessimo i nonni vicini. Non dico tutti, ma almeno un paio. Ironia vuole che ce li abbiamo, ringraziando il cielo, tutti e quattro belli vispi e in salute e in pensione. Peccato che i miei suoceri stiano a mille chilometri da qui. Millecinquantanove per la precisione, nove ore e  quarantasette minuti senza traffico.

I miei genitori, solo  a trecentocinquanta.

Che io, quando sento certe mamme che si lamentano che “sai, mia madre non me la tiene la bimba, abita a venti chilometri, mica può venire tutti i giorni”, devo respirare e contare fino a centottanta, per non urlare.

Che poi magari hanno ragione, eh, però a me d’istinto mi viene da pensare: venti chilometri? magari.

Mia mamma, nei  primi due anni che la grande era piccola e che, andando al nido, era malata una settimana si e l’altra pure, si è fatta dei gran viaggi in treno (5 ore e due cambi) per venire a darci una mano (santa donna, io la amo).

Poi c’è stata la gravidanza della piccola, che mi sono fatta a casa, e nel frattempo la grande è cresciuta, e si ammalava di meno, e ci siamo attrezzati con una tata (ribattezzata “la chirurga” dato che la sua tariffa oraria è paragonabile a quella di un primario).

Ma non ci sono solo le (molte) volte in cui i figli si ammalano.

C’è proprio tutto un altro stile di vita, ad essere senza nonni trecentoventi giorni all’anno.

Ecco, in pratica, cosa significa davvero avere i nonni fuori sede:

  • se tuo figlio si ammala, devi decidere se perdere un giorno di lavoro o un giorno di stipendio (perchè lo dai alla baby sitter)
  • se uno dei tuoi figli è malato nel weekend, dovete litigar tirare a sorte con il partner per chi resta a casa e chi porta fuori quello sano/fa la spesa/fa un po’ di ca@@i suoi
  • se vuoi uscire la sera, anche solo per un cinema, lo devi pianificare con settimane di anticipo
  • se ti chiamano da scuola che tuo figlio sta male, devi mollare tutto e  correre tu, che la baby sitter ha bisogno del preavviso
  • non esiste nessuno da cui portare i tuoi figli a dormire se vuoi passare una notte fuori in coppia, o anche solo poter tirare tardi,magari sbronzarti un po’ e poi sfondare il letto fino a mezzogiorno
  • non esiste nessuno da cui andare a cena una sera che non hai voglia di cucinare o hai il frigo che è uscito a fare la spesa perchè si sentiva solo
  • le vacanze sono solo dai tuoi o dai miei, (ma su questo prima o poi scriverò un post a parte

Potrei continuare, ma dato che come dicevo sono in modalità zen, voglio elencare anche i lati positivi dell’avere i nonni lontani:

  • niente pranzi della domenica, tutte le domeniche
  • niente improvvisate della suocera che, con la scusa di un salutino, viene a controllare se stirate bene le camicie al figlio adorato
  • avete qualcuno che sente così tanto la mancanza delle vostre creature da essere disposto a pupparsele per un mese intero durante l’estate; nel nostro caso doppia fortuna perchè i miei stanno proprio al mare

Dalle mie parti dicono “se la mi’ nonna aveva le ruote era un carretto”, che è un po’ come dire che  non serve piangere sul latte versato, e che i “se” non servono a niente,dobbiamo pensare a come far fronte al meglio alla situazione in cui ci troviamo.

Ecco, facciamo fronte. Teniamo botta. Ci siamo rassegnati. E via così.

 

 

 

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Casa LaLaiza

Riflessioni strettamente personali e quotidiane su figli, uomini, musica, danza, teatro, ecologia, psicologia, letteratura, arte, giochi e tante altre diavolerie a cui nessuna donna dovrebbe mai rinunciare

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