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Nonni in visita, ovvero come convivere con la suocera

Siccome sono un  po’ giù di tono, per sdrammatizzare vorrei  condividere ancora un po’ le gioie che derivano dall’abitare lontano dai propri genitori.

Credo di avere molto da dire a riguardo, sì che un post solo non basterebbe, quindi lo farò a puntate. La prima puntata, si intitola:

La visita dei nonni

Pur avendo altri  figli sparsi per l’Italia, i nostri genitori si spostano quasi solo per venire da noi. Il motivo è molto semplice: siamo gli unici ad esserci riprodotti.

I nonni vengono a trovare le nipoti, giustamente, che fosse solo per noi se ne starebbero a casina loro. Anche perchè noi, appunto con le bambine ancora abbastanza piccole, ci spostiamo solo per periodi superiori ai cinque giorni. Sono consapevole che questa scusa non reggerà ancora per molto, ma per ora lasciatemela sfuttare.

Devo dire che i  miei genitori vengono raramente insieme, più spesso viene mia mamma da sola, ed è una benedizione per me; mia madre è la persona più buona del mondo, le mie figlie la adorano e in quei giorni torno figlia anche io, dato che lei fa tutto in casa ed è assolutamente la persona meno invadente che conosco. Per dire, la sera dopocena quasi sparisce: pesa venti chili vestita, si accoccola in un angolino del divano e si mette a leggere, se non fosse che ha il respiro un po’ pesante non ti accorgeresti che c’è.

Dato che lei viene in treno, mio padre a volte la viene a prendere, ma non si ferma mai più di un paio di notti, giusto il tempo di un saluto alle bimbe, ed è molto meglio così, perchè nessuno, a parte mia mamma, è in grado di reggerlo per più di due giorni.

Per i genitori di lui, il discorso è molto diverso.

Loro vengono da molto più lontano. Dal profondo sud. Loro devono ammortizzare il viaggio, per cui si piazzano a casa nostra per almeno una settimana. Quasi sempre in due.

Il loro arrivo è preceduto due settimane prima da telefonate con richieste di cosa vorremmo. Loro hanno “le cose caserecce”, “genuine”, “che là non le trovi”.

Ora li sento già i cori: “ingrata, loro ti portano le cose buone e tu critichi e ti lamenti”

Non è che non sono grata, non è che non mi piacciano le cose che mi portano, solo non ci sarebbe bisogno di portare ogni volta le provviste come se qui ci fossero dieci bocche da sfamare in tempo di carestia. Del tipo che io devo cominciare a svuotare frigo e freezer una settimana prima. Per loro, non caricare la macchina all’inverosimile è un’eresia. Spazio sprecato.

Quindi quando arrivano sembra di assistere allo scarico merci dell’esselunga; per venti minuti c’è un via vai tra la casa e l’auto carichi di ognibendiddio: salsiccie e salumi vari, mezze forme di formaggio sottovuoto, sacche di patate da dieci chili (non scherzo, le patate), cassette di frutta, barattoli di conserva, forme di pane da due chili (vuoi mettere, il pane ‘di giù’?), damigiane di olio e pure una torta fatta in casa da lei nottetempo, giusto per ribadire in silenzio che voi non siete brave, a fare i dolci. Spesso ci infila anche un pacco di pasta, biscotti e caffè, come se qui i supermercati non li avessero inventati.

Io se possibile in quei momenti mi defilo, finchè tutto non è sistemato e riposto, anche perchè con un passato da quasi anoressica la vista di tutto quel cibo nel mio frigo mi mette ansia. Le prime volte era una sofferenza, ma con il tempo mi sono resa conto che impedire l’invasione di campo è impossibile, ma arginarla si può. Inutili i tentativi di dissuasione, se dici di non portare niente non verrai ascoltato e ti ritroverai la casa piena di prodotti che non consumerai mai e dovrai buttare, perchè lei nel dubbio ti porta di  tutto; molto meglio allora indirizzare verso i ciò che siamo certi di mangiare.

La seconda cosa che caratterizza i miei suoceri in visita è l’occupazione del salotto.

Per una settimana non solo non sono più padrona del telecomando, ma devo ritenermi fortunata se, letteralmente, trovo posto a sedere, perchè mentre io metto a letto le bambine i due amati suoceri si stravaccano dispongono comodamente sul mio divano e accendono la tv sui programmi televisivi preferiti di lei, che spaziano dalla Clerici a “Il segreto” (più comunemente noto come “la pepa”). Quella settimana leggo un casino.

Infine, ma non per questo meno importante, c’è la gestione della casa.

Mia suocera, tipica casalinga, ha sempre avuto la tendenza a prendere possesso di casa nostra, ovvero spostare le cose, mettere su bucati non richiesti, oltre ovviamente a riordinare e pulire la qualunque.

Io i primi tempi subivo tutto questo con malcelata rabbia, e litigavo con il mio compagno a causa di quella che vivevo come un’intrusione nella mia casa e in generale nella mia vita. Non mi sentivo più padrona in casa mia, mi sentivo velatamente criticata per non riuscire a tenere la casa alla perfezione. C’è voluta tutta la mia pazienza e qualche discorsetto alla mammina da parte del mio compagno, perchè lei si mettesse un po’ da parte.

Mi sforzo di pensare che lei lo fa solo (?) per aiutarci e che è meglio darle soddisfazione, e pazienza se lava per la seconda volta le coperte che avevo appena ritirato dalla lavanderia.

Devo essere sincera e ammettere che con mia suocera sto imparando ad andare d’accordo. Mi ci sono voluti dieci anni e numerosi etti di valeriana, ma ce la stiamo facendo.

Nella prossima puntata vi racconterò dell’altra faccia della medaglia, ovvero: quando noi andiamo in vacanza dai nonni.  Non perdetevela!

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Riflessioni strettamente personali e quotidiane su figli, uomini, musica, danza, teatro, ecologia, psicologia, letteratura, arte, giochi e tante altre diavolerie a cui nessuna donna dovrebbe mai rinunciare

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