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L’amore più grande è quello che non si vede

Chi dice che le mamme non fanno preferenze tra i figli è un mentitore o conosce solo mamme di figli unici.  Io credo che ciascuna mamma abbia, anche solo per un periodo, un debole per un figlio in particolare. Che non vuol dire amare di più, ma avere un atteggiamento più indulgente, o più complice con uno rispetto all’altro. Può dipendere dall’età dei bambini, magari il più piccolo ci fa tenerezza, o da affinità di carattere, o da sentirsi simili per esperienze vissute nell’infanzia.

Mia madre ha sempre preferito mio fratello, e sempre negato, ma io ero gelosa marcia e glielo dicevo spesso. Sapevo che mi voleva bene, eppure con lui aveva un rapporto speciale, intimo. Col tempo ho capito che amava molto anche me, solo che con lui si sentiva meno coinvolta, il fatto che fosse maschio la metteva al riparo dalla rivalità e poi io ero un gatto selvatico, non mi lasciavo avvicinare facilmente.

Io ci ho messo due anni ad ammettere che faccio qualche parzialità nei confronti della più piccola. Quando ho saputo di essere incinta la seconda volta, ho pianto tre giorni pensando che avrei tolto qualcosa alla mia adorata e superpossessiva primogenita, e che non avrei avuto abbastanza amore da dare a quel fagiolo che stava già dentro di me ( e l’avevo voluto, comunque).

Poi ho imparato che è vero che l’amore si moltiplica, ma che è per forza diverso; la grande mi somiglia caratterialmente, ha le stesse insicurezze e la stessa sensibilità che avevo io da piccola,  come me è una primogenita e  capisco cose di lei che ad altri sfuggono. Le leggo dentro.  Da subito abbiamo instaurato un rapporto talmente simbiotico  che a volte pensavo che lei fosse me. Poi si cresce, insieme, e ogni cosa riprende il suo posto, ma potrei dire che più che mia figlia è una parte di me, come un braccio o una gamba. Con lei, proprio come con me stessa, ho un rapporto conflittuale: ci litigo, la copro di baci, mi ci scorno, la amo alla follia e poi a volte non la sopporto, insomma siamo tuttuno.

Con la piccola è stato tutto più facile, era tutto così naturale e semplice che mi ha fatto capire che si può essere puerpere e anche felici. Dormiva, mangiava e stava tranquilla, e lo so che dicono che è il destino dei secondi, ma per me è stato un regalo di cui ancora adesso le sono  grata. Sarà il suo essere indipendente, il suo essere dolcissima e paraculissima, il suo modo di parlare buffo o i suoi boccoli biondi, ma io non riesco a dirle di no. Con lei sono mamma e basta, prendo le distanze e evito lo scontro diretto,  e poi gode della fortuna dei secondi: il primo fa da apripista, si prende tutte le ansie, le paure e le incazzature dei genitori, fa da cavia e da parafulmine. Con il secondo si sanno più cose e si prova a correggere il tiro là dove si pensa di aver sbagliato col maggiore: nel mio caso, essendo stata piuttosto severa con la prima,  tendo a viziare la seconda.

Le amo entrambe immensamente, ma ovviamente amo cose diverse in ognuna di loro: della grande amo il fuoco che le arde dentro, la curiosità per la vita e l’energia che spesso, se non controllata, diventa rabbia cieca. Amo l’ingenuità che ogni tanto la sorprende, lei che è sempre un po’ maestrina, e amo pazzamente quando ride fino alle lacrime. So che devo proteggerla prima di tutto da sè stessa, dalla mania di perfezionismo e dalla dipendenza da me.

Della piccola amo i silenzi, il senso dell’umorismo, la capacità di bastarsi e le carezze che mi regala con quelle manine tiepide; amo il suo modo buffo di parlare, e di dirmi tutto con uno sguardo, la sua serenità di fondo e i suoi riccioli biondi. Lei sa che la amo anche senza chiederlo, lei è piccola ma solida.

Nelle madri c’è una sorta di primordiale istinto di sopravvivenza: se stiamo affogando e abbiamo due figli in braccio, lasciamo andare il maggiore, perchè ha più probabilità di cavarsela. Ecco, credo che funzioni un po’ così anche nella vita: se c’è un figlio più debole, più indifeso, più problematico, è lui che riceve più attenzioni, più aiuto, e sembra che sia più amato, ma una madre in cuor suo pensa sempre all’altro: sa che se la caverà ma non si perdonerà mai di averlo trascurato.

Io non so come andrà, spero solo che ci salveremo tutti.

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  1. La paura di non saper amare la secondogenita come la prima è una costante per me.
    Il fatto di non vivere più la meraviglia delle prime esperienze, di dare troppe cose per scontate, quasi di vivere come “superflui” alcuni attimi di vita quotidiana che prima erano un’avventura straordinaria… tutto questo a volte mi fa sentire in colpa.

    Ma è ancora presto, e mi devo ricordare di non confondere intensità con diversità 😛

    Buona giornata 🙂

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    • Proprio così, è tutto diverso ma non meno intenso, ti assicuro che la meraviglia c’è sempre. La mia prima a due anni cantava sempre e le facevo i video perchè mi sembrava eccezionale…adesso che anche la seconda canta (quando pensa che nessuno la ascolti) io mi godo lo spettacolo, ed è eccezionale allo stesso modo.
      Grazie per essere passato di qui

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      Rispondi

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Casa LaLaiza

Riflessioni strettamente personali e quotidiane su figli, uomini, musica, danza, teatro, ecologia, psicologia, letteratura, arte, giochi e tante altre diavolerie a cui nessuna donna dovrebbe mai rinunciare

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