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Sono sempre in anticipo

Basta, lo dico: sono invidiosa. Non in modo esagerato e sicuramente non cattivo, nel senso che non desidero niente di male per il soggetto che invidio. Solo che desidero per me qualcosa che lui o lei ha.

Da bambina invidiavo mia cugina perchè aveva la casa di campagna di Barbie, una roba bellissima, tutta di plastica bianca e gialla e il tetto rosso, con le porte e le finestre, mentre le mie Barbie vivevano sotto alle sedie impagliate della cucina (almeno c’era un tetto, di paglia ma c’era).

Invidiavo anche la mia compagna di banco per la sua calligrafia, tutta precisa e tondina, e cercavo di imitarla con scarsissimi risultati.

Insomma, ogni tanto mi capita di invidiare qualcuno, o di ammirare, che poi è’ un modo nobile per dire la stessa cosa.

Recentemente però mi succede una roba brutta, e inaspettata: invidio le donne più giovani.

Davvero, sono incredula, non mi era mai successo, non sono una che vuole essere giovane a tutti i costi, ero già vecchia dentro a sedici anni, e sono fiera delle mie esperienze (un po’ meno delle mie rughe, ma vabbè).

Però non c’è niente da fare, è come se qualcuno mi avesse strappato una benda dagli occhi e mi stesse indicando lo specchio: Non. Hai. Più. Ventanni.

E nemmeno trenta.

Piccoli segnali a dir la verità li avevo avuti. Una mia collega ha portato dei dolci per il suo compleanno qualche mese fa: ventisei anni. Dodici meno di me. Ho rimosso questo pensiero e ho mangiato sei pasticcini.

Poi, il colpo di grazia.

Tre settimane fa è arrivata una nuova stagista. Classe 1992.

Ventitre anni. Carina. Solite battute da bar tra i colleghi maschi.

Ventitre anni. Mentre sua madre la partoriva io scrivevo “Antonio ti amo” sul diario delle superiori. Biologicamente parlando, potevo esserci io, a partorirla. Magari con Antonio come padre.

Ventitre anni. Non ha mai visto Hallo Spank e Lady Oscar, Kiss me Licia e Candy Candy.

Ventitre anni. Io a ventitre anni facevo l’università e lavoravo come cameriera. Mi sembra l’altroieri e invece son passati (urgh) quindici anni. Mi tremano i tasti a scriverlo.

E niente, devo accettare il fatto che d’ora in avanti le stagiste avranno sempre ventitre anni e tra qualche anno mi troverò a dire che hanno l’età delle mie figlie.

Non me lo aspettavo, questo scollamento drastico tra quello che sono e quello che mi sento.

Mi sono sempre sentita bene nella mia età, anzi semmai un po’ più vecchia, come mentalità o attitudine magari, del tipo che a diciott’anni non andavo in discoteca perchè non mi piaceva e gli amici mi chiamavano (scherzosamente ma non troppo) ‘pensionata’.

Ho sempre fatto le cose che volevo nel momento in cui le volevo, sono andata a convivere appena ho potuto e ho fatto il primo figlio a trentadue anni, che per la mia ginecologa ero una primipara attempata ma allora Gianna Nannini cos’è? Gianna Nonnina? (Scusate, mi e’ venuta istintiva. Ciao Gianna, ti stimo sorella, era così per dire).

Insomma, non so cosa mi prende ma quando vedo la tipa mi innervosisco, d’istinto distolgo lo sguardo, preferisco non vedere, non pensare, oppure pensare (ma mi devo sforzare) che non sono vecchia, che ho ancora tanto da fare, da divertirmi, pensare che molta fatica ce l’ho dietro le spalle e lei no (ma questo non è edificante, è come vincere perchè l’altro sbaglia la battuta, troppo facile).

E per favore sorvoliamo sul fatto che per gli uomini tutto ‘sto discorso non vale.

E che vi devo dire, c’ho la crisi dei quarantanni a trentotto. È che non mi piace arrivare tardi.

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Una risposta »

  1. Non ti preoccupare, anche per noi maschi 38enni capitano le stesse cose…
    forse con dinamiche leggermente diverse quando arriva la stagista ventenne, ma il succo è sempre che ci scopriamo vecchi e nessuno ce l’aveva detto :°(

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Riflessioni strettamente personali e quotidiane su figli, uomini, musica, danza, teatro, ecologia, psicologia, letteratura, arte, giochi e tante altre diavolerie a cui nessuna donna dovrebbe mai rinunciare

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