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Fare la mamma non e’ un lavoro

Qualche giorno fa ho visto un video su facebook , nel quale un ipotetico datore di lavoro intervista alcuni candidati per un posto, proponendo nessuno stipendio in cambio di un impegno durissimo e ininterrotto. Alla fine si capisce e si svela che il lavoro in questione è quello della “mamma”, con scena finale degli increduli intervistati che ringraziano la propria genitrice per tutto ciò che ha fatto per loro. Il video è chiaramente volto a sensibilizzare sul ruolo fondamentale che hanno le mamme e su quanto dovremmo essere grati, e mi ci sono anche commossa, sarà perchè questa settimana l’ho passata davvero brutta, con tutte e due le bimbe malate. Perche’ davvero le mamme si fanno un mazzo cosi, sia le mamme lavoratrici che quelle a tempo pieno, e spesso il loro impegno non viene sufficientemente apprezzato né socialmente riconosciuto.

Poi però, proprio stanotte, mentre mi alzavo per l’ennesima volta stile zombie per soffiare il naso alla piccola, ci ho ripensato, a quel video, e ho capito che c’era qualcosa, un messaggio neppure troppo subliminale, che mi dava fastidio, e cioè il voler far passare una certa immagine di madre sempre devota e sempre perfetta, la madre che si dedica anima e corpo ai figli e solo a loro, la madre instancabile sempre con il sorriso, che non si risparmia e non chiede niente in cambio del suo “lavoro”. E non ci sto.

Primo, perchè non è del tutto vero: nessuna mamma non si riposa mai, nessuna mamma non chiede mai niente in cambio, e comunque ad un certo punto i figli crescono e diventano autonomi e quella fatica lì, quella fisica di cui si parla nel video, finisce.

E poi perchè non tutte le mamme sono così, putroppo ci sono anche quelle che i figli li abbandonano, quelle che li maltrattano, quelle che li rovinano psicologicamente.

Ecco quindi cinque buoni motivi, secondo me, per cui nonostante l’immane fatica e l’enorme responsabilità che comporta, quello di madre non è un lavoro.

  1. Non sei pagata

Di per sé forse questo non sarebbe sufficiente per definire qualcosa come non lavoro, ma comuque resta un punto fondamentale. Nel video tra l’altro il figlio viene definito come “collaboratore” e invece no, eventualmente lui sarebbe proprio il datore di lavoro, il capo, in un’azienda dove esistete solo voi due e dove al massimo il collaboratore è il padre o la nonna o chi per essi. E tuo figlio, cioe’ il capo, non ti paga, e hai voglia a dire che ti ricompensa con i sorrisi e gli abbracci e gli sguardi grati: non vale, primo perchè non ne è consapevole, secondo perchè non lo farà per sempre e terzo perchè di solito l’impegno è inversamente proporzionale alla “retribuzione”-vuoi mettere la fatica doppia che si fa con un figlio capriccioso o problematico? E non parlo solo di quando sono piccoli.

  1. Non ti puoi dimettere

Non esiste nessun lavoro al mondo per cui sei legata a vita, per sempre, senza possibilità di andartene.

  1. Il tuo datore di lavoro non può sceglierti (e tu non puoi scegliere lui)

Nel mondo del lavoro di solito si manda un CV e, se veniamo ritenuti idonei per la mansion, ci chiamano e ci fanno un colloquio, e nel caso ci assumono. Con un figlio, inutile dirlo, ciò non avviene. E neppure noi possiamo sottomettere la nostra candidatura all’azienda che ci piace di più, tipo Bambino modello Srl; niente, il CV si invia al buio (letteralmente) e si aspetta che qualcuno ci risponda.

  1. Non serve aver studiato nè è richiesta esperienza (ma aiuta)

Non esiste una Laurea in mammologia o un Diploma superiore di perito padre; per fare (bene) il genitore sono necessarie diverse caratteristiche, ma nessuna si impara a scuola: pazienza,amore, comprensione, capacità di ascolto. Saranno considerati preferenziali candidati con buone dosi di fantasia, abilità a ridere e far ridere e che avranno mantenuto la capacità di entusiasmarsi per un biscotto a forma di ippopotamo.

  1. Se fosse un lavoro, ogni madre o padre lo inserirebbe nel proprio curriculum alla voce esperienza, o almeno si inserirebbe, tra i dati anagrafici e personali, il nome dei propri figli. Invece non ho mai visto un CV, in nessun formato, che dichiari l’essere genitore e lo rivendichi come una forma di competenza o esperienza o come punto di forza (del tipo: ottime capacità di leadership dimostrate con quindici seienni al compleanno di Giulia).

Essere madre, o padre, non è un lavoro perchè-fortunatamente- è molto di più.

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  1. Ciao! Ti ho nominato per il Liebster Award. Se vuoi sapere come funziona, fai un salto sul mio blog e partecipa al concorso! 😉

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  2. Oddio, è uno spot che invece secondo me centra l’obiettivo. Ti faccio un esempio, il mio: ho due gemelle e dopo 6 ore di lavoro, intorno alle 15.30 mi occupo di loro fino a che non si addormentano (22). Per mio moroso, che questa routine non l’ha ancora mai provata nonostante i 3 anni delle gemelle, non solo non è energicamente dispendioso, ma anzi è un privilegio.
    Ora, per carità, è bellissimo poter stare con loro anziché affidarli a baby sitter o surrogati, ma da qui a dire che è un privilegio proprio no. Io mi rilasso dieci volte di più al lavoro che ne in loro compagnia: mi sfiaccano.
    E mio moroso non lo capisce. Questo spot colpisce nel segno.
    Leggendo poi tutto il tuo post, anziché migliorare il ruolo di una mamma, elencando una serie di punti su cui non sei d’accordo, arrivo a concludere che quindi, per te, più che un lavoro è un inferno.
    Non fraintendermi, ho capito che non è così che la pensi, ma il senso del post mi sembrava questo.
    Ad ogni modo, io sono nel periodo in cui non vedo la luce in fondo al tunnel e lo spot mi ha aiutata molto a risollevarmi il morale..

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Casa LaLaiza

Riflessioni strettamente personali e quotidiane su figli, uomini, musica, danza, teatro, ecologia, psicologia, letteratura, arte, giochi e tante altre diavolerie a cui nessuna donna dovrebbe mai rinunciare

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